Il mobbing, fenomeno di emarginazione

Persecuzione psicologica nei rapporti di lavoro

Fenomenologia

Il MobbingIn tempi recenti ha fatto la sua comparsa nel mondo del lavoro una nuova forma di emarginazione totale definita con il termine Mobbing. Si tratta di una piaga sociale emergente che condanna all’invisibilità all’interno dei contesti di lavoro, persone diventate per una serie di motivi, scomode.

Vittime del fenomeno, sono soprattutto i lavoratori dipendenti che subiscono una particolare forma di persecuzione psicologica sul luogo di lavoro da parte di colleghi (MOBBING ORIZZONTALE) o di superiori (MOBBING VERTICALE).

Esiste anche una forma di MOBBING MISTO, cioè proveniente sia dall’alto sia dal basso, che prevede la messa in atto di azioni vessatorie e persecutorie sia da parte di colleghi che da parte di superiori.

Il termine deriva dal verbo inglese “To Mob” che letteralmente significa “accerchiare, avvilire, aggredire”. Non esiste luogo di lavoro risparmiato dal fenomeno e più aumenta la competitività sociale e più le strategie di mobbing si espandono a macchia d’olio.

Negli anni 70 un etologo di nome Konrad Lorenz, osservò un gruppo di uccelli che accerchiavano un proprio simile con l’intento ultimo di farlo allontanare definitivamente dal resto del branco. Fu poi nei successivi anni 80 che un altro studioso di nome Heinz Leymann, individuò una stretta correlazione tra il comportamento aggressivo di questi uccelli e la stessa aggressività di molti colleghi o datori di lavoro nei confronti di vittime prestabilite, solitamente le più deboli caratterialmente o comunque le persone diverse dal resto dal gruppo, ad esempio una sola donna in mezzo a tanti uomini o un lavoratore straniero in mezzo a lavoratori locali.

Non è un problema che riguarda l’individuo bensì riguarda i contesti lavorativi nella loro interezza. Esso può sfociare anche per motivi inizialmente banali come ad esempio un vecchio litigio mai risolto.

Questo fenomeno, oltre a ledere la vittima colpita, arreca grossi danni all’azienda provocati del protrarsi di inefficienze e inadempimenti. Avere degli alleati aiuta senza dubbio a sentirsi meno soli. Nella maggior parte dei casi però questi alleati vengono meno, perché preferiscono assumere le vesti di semplici spettatori o di complici, per evitare che facendosi avanti possano essere presi anch’essi di mira.

Parametri di individuazione

Questo fenomeno ha un nome e un volto ben delineato: una vittima, un persecutore, degli spettatori.

Per parlare di mobbing sono necessari 7 parametri:

  1. trovarsi in un ambiente lavorativo;
  2. subire azioni mobbizzanti frequenti;
  3. subire azioni mobbizzanti durature nel corso del tempo;
  4. subire azioni di natura vessatoria e aggressiva (diminuire il livello professionale, isolare, minacciare, sminuire);
  5. essere presente un netto dislivello tra la vittima (il mobbizzato) e l’aggressore (il mobber);
  6. andamento secondo fasi successive, cioè per potere parlare di Mobbing occorre potere identificare bene delle fasi cronologicamente successive (un susseguirsi di azioni)
  7. avere fini persecutori.

Tipologie di danni

I danni cagionati dal fenomeno abbracciano diverse sfere personali e private del lavoratore/vittima.

Tra i danni abbiamo:

  • danni patrimoniali, a causa delle spese mediche e specialistiche frequenti;
  • danni morali, a causa delle grandi sofferenze fisiche;
  • danni biologici, che intaccano la salute della persona colpita;
  • danni esistenziali, che pregiudicano la qualità della vita e i rapporti sociali.

Definire il mobbing una malattia non è corretto; esso è più che altro la causa scatenante dell’insorgere di patologie. Il soggetto mobbizzato infatti va incontro a sintomi di tipo ansioso-depressivo come perdita di autostima, insonnia, isolamento, ma anche cefalea, annebbiamento della vista e sudorazione eccessiva. Il fatto poi di sentirsi messo sempre alle strette e “fuori posto” lo farà cadere ripetutamente in errore arrivando al punto di credere di essere davvero lui la causa del problema e di meritarsi i continui soprusi e richiami.

Normative a tutela

Il nostro Codice Civile prevede al suo interno una serie di norme atte a regolamentare il fenomeno del mobbing. L’art.2043 obbliga colui il quale ha commesso il fatto illecito nei riguardi di terzi a rispondere dello stesso, mentre l’ art.2087 disciplina la massima sicurezza nei luoghi di lavoro.

Peculiare è anche la legge 20 maggio 1970 n° 300, lo Statuto dei lavoratori che, in particolare all’art. 7 disciplina gli abusi del datore di lavoro e l’art. 13 che tutela i lavoratori da dequalificazioni professionali e demansionamenti.

A prescindere dalla normativa vigente, una forma di prevenzione e tutela utile è senza dubbio quella avente valenza di carattere prettamente sociale e cioè l’insieme di iniziative atte a prevenire il fenomeno mediante campagne di informazione ai lavoratori; troppo spesso infatti gli stessi, non sanno definire ciò che subiscono perché disconoscono il mobbing.

Strumenti per affrontarlo

L’esperto di mobbing si serve dell’ausilio di diversi strumenti per constatare se il caso che gli è stato posto in esame può essere definito tale.

Nella fase iniziale, ci si avvale del Questionario Lipt Ege, col quale si pongono alla vittima, in ordine cronologico, una serie di domande mirate al fine di verificare la presenza dei 7 parametri utili per determinarlo:

  1. inizio dei conflitti e delle tensioni sul posto di lavoro;
  2. avvertimento dei primi disagi alla persona;
  3. manifestazioni di problemi di salute;
  4. resa pubblica del fenomeno vessatorio;
  5. frequenti assenze da lavoro per malattia e aspettative, manifestando forti sofferenze e disagi;
  6. esclusione dal mondo del lavoro mediante dimissioni volontarie, licenziamenti o casi estremi come suicidi personali o vendette nei riguardi del mobber.

Una volta esaminate le risposte del questionario, l’esperto passa al colloquio sulla vicenda lavorativa. E’ in questa fase, molto delicata, che può emergere il fenomeno del “doppio mobbing“, ovvero le vessazioni, i maltrattamenti psicologici e le denigrazioni frequenti che si estendono all’interno dell’assetto familiare della vittima. Può succedere infatti che i familiari, vedendo perennemente in crisi il proprio componente, non siano in grado di spronarlo e aiutarlo a trovare degli escamotage o reputino esagerate le sue continue lamentele.

Essendo la famiglia il contesto sociale primario per eccellenza, il mobbizzato subirà una doppi crisi e quindi una doppia sofferenza ritrovandosi completamente solo.

Terminate queste fasi, l’esperto di mobbing mira a quantificare l’indennizzo corrispondente al danno subito dal lavoratore.

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