Il Decreto Salva Italia e il Nuovo Isee

Cosa cambia, le novità

Maggiore equità sociale

ContiL’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, è stato di recente oggetto dell’ennesima riforma. A quindici anni dalla sua introduzione questo ha subìto innumerevoli modifiche con lo scopo, almeno quello dichiarato, di raggiungere importanti obiettivi quali l’equità sociale e l’efficacia nella valutazione della condizione economica delle famiglie italiane, assicurando l’accesso a tariffe agevolate e prestazioni gratuite a chi realmente ha bisogno. Con la preziosa collaborazione della Guardia di Finanza, si vuole escludere invece chi già possiede adeguati mezzi propri, con una vera e propria lotta agli abusi.

Una delle novità introdotte dalla riforma prevista dall’art. 5, d.lgs. n. 201/2011 cosiddetto Decreto Salva Italia, infatti, è relativa a tale punto: rendere minima la parte relativa alla dichiarazione del contribuente da questo compilata, nella documentazione di richiesta per il calcolo dell’Indicatore. Questa è resa disponibile a partire dal 9 maggio 2014.

Con la nuova riforma, quindi, cambia radicalmente il metodo di raccolta delle informazioni per la stesura e la compilazione del nuovo ISEE. Entro l’8 giugno 20114, gli enti che erogano prestazioni, servizi e agevolazioni, dovranno adeguarsi alle nuove disposizioni.

I dati fiscali più rilevanti verranno redatti direttamente dall’Amministrazione ricorrendo agli archivi dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate. Solo una parte dei dati sarà frutto dell’autodichiarazione del contribuente, in tal modo risulterà impossibile eludere i controlli e sotto dichiarare o addirittura omettere proprietà immobiliari, conti correnti o altri dati fiscali.

Questo per ciò che concerne le modalità di dichiarazione, ma veniamo all’oggetto di quanto dichiarare.

La situazione economica del nucleo familiare si valuta sulla base della seguente formula:

ISEE = Reddito + 20% x Patrimonio

Scala di equivalenza

L’indicatore, così come nel passato, continua a tenere conto dei redditi di tutti i componenti del nucleo familiare, del loro patrimonio (valorizzato al 20%) e, per mezzo della Scala di Equivalenza, della composizione del nucleo familiare.

Della Scala di Equivalenza fanno parte: il numero dei componenti del nucleo familiare, la presenza nel nucleo familiare di figli a carico e del loro numero, la presenza di genitori lavoratori, figli minorenni (con un’attenzione particolare a quelli con meno di tre anni), o di nuclei mono genitoriali.

Nuove voci da conteggiare

In conseguenza alla riforma, il nuovo ISEE tiene conto oltre che del reddito complessivo ai fini Irpef anche di molti altri dati utili a valutare l’effettiva situazione economica del nucleo familiare.

Da oggi vanno, infatti, inseriti:

  • i redditi tassati con regimi sostitutivi o a titolo di imposta (vi rientrano la cedolare secca sugli affitti, i premi di produttività e i contribuenti minimi);
  • i redditi esenti (vi rientrano tutti i trasferimenti monetari ottenuti dalla Pubblica Amministrazione quali gli assegni familiari, le pensioni di invalidità, gli assegni sociali, le indennità di accompagnamento);
  • i redditi figurativi degli immobili non locati e delle attività mobiliari.

In sostanza rientreranno nel calcolo del nuovo Isee voci finora mai conteggiate quali: estratti conto della banca o delle Poste, dati concernenti i titoli di stato, azioni e partecipazioni azionarie, obbligazioni, capitali residui di eventuali mutui, assegni di mantenimento, borse di studio e assicurazioni sulla vita.

Con tali modifiche sarà più facile valutare l’effettiva situazione economica del nucleo familiare poiché il nuovo indicatore tiene conto di tutte le forme di reddito (anche di quelle fiscalmente esenti), di tutte le forme di patrimonio e dei carichi familiari (prestando attenzione ai nuclei familiari con carichi particolarmente gravosi: numerosi figli a carico e persone con disabilità) e può classificare le famiglie dalla più povera alla meno povera, evitando in tal modo ingiustizie sociali.

Il rischio, sempre dietro l’angolo, è quello di considerare le pensioni di invalidità, gli assegni familiari e le pensioni sociali come delle vere e proprie fonti di reddito classificando come “ricco” il nucleo familiare che le percepisce.

Il nuovo Isee promette di essere particolarmente selettivo e più versatile poiché consente anche di tenere conto di una voce piuttosto che di un’altra in base al tipo di prestazione richiesta dal contribuente.

Con il decentramento delle politiche sociali, infatti, i Comuni e le Province richiedono l’ISEE per stabilire il diritto all’accesso gratuito o agevolato alle prestazioni sociali restando il criterio equo ed univoco su tutto il territorio nazionale. Tuttavia questi possono decidere di utilizzare un ulteriore criterio di selezione nello stabilire i beneficiari delle prestazioni. Mentre la classificazione dei nuclei familiari viene fatta sulla base dell’ISEE, misuratore oggettivo della condizione economica, l’accesso a particolari tipologie di prestazioni avviene a discrezione degli enti erogatori.

Adattato al presente

Ulteriore novità riguarda l’adattamento del nuovo calcolo ai tempi moderni. Il nuovo ISEE, infatti, fa sempre riferimento all’anno precedente rispetto a quello in cui viene redatto.

La condizione economica del contribuente, in un periodo di instabilità come quello attuale, è suscettibile a continui cambiamenti: la perdita del lavoro, la trasformazione di un contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, il mancato rinnovo di un contratto o la sospensione momentanea, la cassa integrazione o la mobilità. Tutte queste sono condizioni di cui bisogna tenere conto nello stabilire l’accesso gratuito o partecipato alle prestazioni. Così, la riforma ha introdotto, in presenza di variazioni superiori al 25% dell’indicatore della situazione reddituale, causate da una delle condizioni sopra elencate, la possibilità di calcolare un Indicatore Economico “corrente”, riferito cioè ad un periodo di tempo più ravvicinato.

Come cambia la valutazione della situazione reddituale dei contribuenti

Sulla base della situazione di bisogno delle famiglie, si determinano le detrazioni cercando di perseguire quanto più possibile l’equità sociale.

In particolare:

  • per i redditi da lavoro dipendente la detrazione è pari al 20%, fino ad un massimo di €. 3.000,00, al fine di tenere conto dei costi di produzione del reddito e di evitare il fenomeno noto come “trappola della povertà” secondo cui risulta più conveniente per i soggetti più deboli rimanere a carico dello Stato piuttosto che cercare un’occupazione, dal momento che il reddito da lavoro è soggetto ad una tassazione progressiva che farebbe annullare i sussidi da parte dello Stato;
  • per le pensioni e trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari la detrazione è la stessa dei redditi da lavoro dipendente, pari al 20%, fino ad un massimo di €. 1.000,00 euro, al fine di tenere conto in modo forfettario delle spese connesse alla vecchiaia e alle condizioni di debolezza dei beneficiari di trattamenti fiscalmente esenti;
  • per gli affittuari la detrazione tiene conto dei costi dell’abitare (da 5.165 a 7.000 euro all’anno) aumentato di €. 500,00 per ogni figlio a carico successivo al secondo;
  • per i proprietari si tiene conto dei costi dell’abitare in modo comparabile nella componente patrimoniale.

Disabili e non autosufficienti

Un’attenzione particolare nella riforma viene data ai costi sostenuti da persone con disabilità o non autosufficienti. Col nuovo ISEE non si considerano infatti in modo indistinto le persone con disabilità, ma sulla base di alcuni assunti fondamentali, in particolare sulla base delle diverse definizioni di disabilità, invalidità e non autosufficienza. In questo senso sono state individuate tre categorie: disabilità grave, disabilità media e non autosufficienza.

Le detrazioni, tuttavia, tengono conto del grado di disabilità anche in funzione al reddito e alle condizioni relative al resto del nucleo familiare, sulla base del seguente prospetto:

  • €. 4.000 per persona con disabilità media (incrementate ad €. 5.500 se minorenne);
  • €. 5.500 per persona con disabilità grave (incrementate ad €. 7.500 se minorenne);
  • €. 7.000 per persona non autosufficiente (incrementate ad €. 9.500 se minorenne).

Le persone non autosufficienti possono dedurre tutte le spese certificate per l’acquisizione, diretta o indiretta, dei servizi di collaboratori domestici e addetti all’assistenza personale o per la retta pagata per il ricovero presso strutture residenziali.

Tutti i soggetti possono dedurre (fino ad un massimo di €. 5.000) le spese connesse alla condizione di disabilità, certificate ai fini fiscali quali spese sanitarie per disabili, anche di assistenza speciale, spese per l’acquisto di cani guida, spese per servizi di interpretariato per le persone sorde.

Detrazioni sui figli a carico

Infine, col nuovo Isee le detrazioni sui figli a carico sono state riviste ed aumentate e sono:

  • €. 950,00 per ogni figlio a carico di età superiore ai 3 anni;
  • €. 1.220,00 per ogni figlio a carico di età inferiore ai 3 anni.

Per concludere, la lotta all’evasione è ormai in atto. Si spera solo che questa, giustissima peraltro, non si ritorca contro le fasce più deboli. Per chi vuole, ecco una Simulazione di Calcolo ISEE

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