La PEC: posta elettronica certificata

Diversi i soggetti obbligati dal 2013

Di cosa si tratta

PECSi sente sempre più spesso parlare della PEC e della sua importanza nei rapporti tra servizi pubblici e cittadini. Ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

La PEC, acronimo di Posta Elettronica Certificata, è all’apparenza una normale casella di posta elettronica che però, essendo appunto “certificata”, assume lo stesso valore legale che ha da sempre detenuto solo la posta raccomandata con avviso di ricevimento.

Nell’era del Terzo Millennio, infatti, la rivoluzione tecnologica e l’avvento di PC, i-phone e i-pad, ci ha messi di fronte ad un dilemma sostanziale: ma è davvero necessario recarsi in un qualsiasi Ufficio Pubblico ed affollare le sale di attesa con interminabili file, quando invece basterebbe un clic da casa per sbrigare una qualunque pratica? La risposta è ovvia e la PEC ci viene in soccorso sotto questo punto di vista.

Le Pubbliche Amministrazioni e la legge Bassanini

Tutte le Pubbliche Amministrazioni, hanno cominciato a fornirsi di una PEC e, in tal modo, nell’ottica della riforma Bassanini, concretizzano la loro intenzione di “accorciare” gli iter burocratici e il disbrigo pratiche.

Già nel 1997, infatti, la legge n. 59 del 15 Marzo (conosciuta proprio come legge Bassanini) si era preposta lo scopo di semplificare il funzionamento delle Amministrazioni Pubbliche, tramite una serie di provvedimenti miranti allo snellimento dei procedimenti amministrativi e alla riorganizzazione della burocrazia.

Lo spirito della legge Bassanini è un modus operandi nuovo, rivoluzionario, che si prefissava come scopo quello di eliminare, o quantomeno ridurre, gli sprechi, e aumentare l’efficienza e l’efficacia delle P.A.

Anche l’uso della PEC parte dallo stesso presupposto.

Pensiamo a quanto sarebbe comodo inviare una raccomandata A/R semplicemente stando seduti alla propria scrivania, aprendo la propria casella di posta elettronica, oppure richiedere ed ottenere il rilascio di un certificato all’Anagrafe del proprio Comune di residenza tramite l’invio di una semplice mail. Tutto questo in teoria è già possibile, anzi è obbligatorio.

Obbligo per le P.A., PEC e Firma Digitale

Tutte le P.A., dal 29 Novembre 2008, hanno l’obbligo di utilizzare la propria PEC nella gestione dei servizi al cittadino. Per mezzo della PEC, infatti, è possibile inviare e ricevere messaggi di testo con annessi allegati e firma digitale.

In questo modo ogni cittadino può dialogare con la P.A. senza doversi recare agli sportelli e senza dover produrre copie di documenti in forma cartacea. Il conseguente risparmio è evidente sotto tutti i punti di vista: in primis ambientale, per le tonnellate di carta che vengono economizzate, psicologico, per le file negli uffici che vengono evitate sia per gli utenti che per gli impiegati, già spesso poco propensi all’incontro con il pubblico, temporale, per la velocità con cui una pratica può essere conclusa in pochissimi minuti tramite l’invio di una mail e infine, ma non per questo meno importante, economico, per i soldi risparmiati in raccomandate A/R.

Ogni Pubblica Amministrazione, in applicazione degli artt. 6 e 47 co. 3 del Codice dell’Amministrazione digitale, dopo essersi dotata di una casella PEC e averne istituita una per ogni registro di protocollo, deve darne comunicazione al Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione, ai sensi dell’art. 16 L. n. 2/2009.

L’indirizzo PEC andrà poi pubblicato nella pagina iniziale del sito web istituzionale della Pubblica Amministrazione così da permettere ad ogni cittadino di potersi rivolgere all’Ufficio che gli interessa.

Inoltre, sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, è stato realizzato uno strumento online che rende semplice la ricerca degli indirizzi PEC da parte del cittadino.

Le sanzioni e la Riforma Brunetta

I suindicati principi, oltre ad essere obbligatori sono anche sanzionabili nel caso in cui non vengano applicati.

Il mancato assolvimento degli adempimenti relativi alla PEC, ai sensi del D.L.vo n. 150/09, conosciuto anche come “Riforma Brunetta” operante in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, comporta delle conseguenze sotto il profilo del raggiungimento dei risultati per i Dirigenti degli Uffici preposti.

La mancata comunicazione della PEC al Registro delle Imprese da parte delle aziende private comporta invece l’applicazione di una sanzione che può variare da € 103,00 a € 1.032,00.

Obbligo anche per i Professionisti

Il D.L. n. 185 del 29 novembre 2008 e il D.L.179/2012 stabiliscono l’obbligo di dotarsi di una PEC, oltre che per le P.A., le ditte individuali, le società di capitali e di persone, anche per tutti i professionisti iscritti agli albi.

L’obbligo di adeguamento a tali principi per i professionisti (avvocati, consulenti del lavoro, dottori commercialisti ed esperti contabili, ingegneri, architetti, etc.) decorre dal novembre 2008; tuttavia essi hanno avuto tempo di adoperarsi per tale adeguamento fino al 29 novembre 2009.

Entro un anno dalla data di entrata in vigore del decreto, infatti, essi sono stati tenuti a dare comunicazione della propria PEC ai rispettivi ordini o collegi, i quali hanno pubblicato in un elenco riservato, consultabile via internet solo dalle pubbliche amministrazioni, i dati identificativi degli iscritti con la relativa PEC.

La verifica dell’adempimento

In realtà, non esiste un Ente preposto al controllo dell’adempimento di tali doveri. Tuttavia, gli albi e i collegi ai quali sono iscritti tutti i professionisti potrebbero decidere di sanzionare coloro che non hanno provveduto alla istituzione e comunicazione della PEC, ma il vero e proprio obbligo, in particolare per i gli avvocati, deriva dall’art. 125 co. 1 c.p.c. e l’art. 16 co. 1 bis del D.L.vo n. 546 del 31 dicembre 1992.

Dal 6 Luglio del 2011, data di entrata in vigore del decreto legge n. 98, tutti gli avvocati sono costretti a inserire, ai sensi dell’art. 125 c.p.c., la propria PEC in tutti gli atti giudiziari introduttivi, nelle citazioni, nei ricorsi e nei precetti, unitamente al proprio numero di fax, nonché al codice fiscale della parte. Ciò vale per ogni grado di giudizio, a partire da quelli avanti le Commissioni Tributarie.

L’inadempimento di tale obbligo non compromette la definizione del procedimento ma produce l’applicazione di una sanzione consistente nell’aumento pari alla metà del contributo unificato, già dovuto per quell’atto.

Conclusioni

Il risparmio derivante dall’uso della PEC è evidente. L’auspicio è quello di un uso sempre più massiccio che, però, non sopprima definitivamente i metodi classici di servizi erogati da parte delle P.A. nel rispetto di chi non sa o non può fare uso delle nuove tecnologie.

Tuttavia, l’adeguamento anche per il nostro paese all’era digitale sembra, grazie a questi provvedimenti, ormai finalmente avviato.

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