L’adozione dell’ordinanza di rimozione dei rifiuti abbandonati

Legittima solo se viene garantito il contraddittorio procedimentale

Non solo è vietato abbandonare i rifiuti, ma anche depositarli in maniera incontrollata, senza rispettare la normativa vigente.

Rimozione Rifiuti

Il mancato rispetto di questi principi, obbliga il trasgressore, con un vincolo solidaristico che lo lega al proprietario dell’area al quale sia imputabile la violazione almeno a titolo colpa, a rimuovere, recuperare e/o smaltire i rifiuti, ripristinando lo status quo ante.

Dal punto di vista procedimentale, è possibile che il Sindaco disponga con ordinanza la determinazioni degli interventi essenziali ed il termine necessario per concludere tali operazioni.

Facendo proprio un orientamento consolidato, il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, con la recente sentenza n. 1914 del 5 aprile 2019, ha riaffermato che la sanzione amministrativa dell’ordine di bonifica, decontaminazione e risanamento igienico di un sito, adottata ai sensi dell’articolo 192, comma 3, del D.Lgs. n. 152 del 2006 (testo unico ambientale) e 14 del decreto legislativo n. 285 del 1992 (codice della strada), non può essere automaticamente, secondo il criterio di giudizio tipico della responsabilità oggettiva, irrogata ad un soggetto senza un previo accertamento ed una coerente affermazione del titolo di responsabilità.

Difatti, se da un lato la disposizione di cui all’articolo 14 del D.Lgs. n. 285/1992 radica una serie di competenze, anche manutentive, in capo ad un determinato soggetto (proprietario o concessionario) gestore del servizio stradale, ciò non può efficacemente creare il criterio normativo utile al fine di individuare il parametro della colpa richiesto dal citato articolo 192, o quantomeno non può verificarsi se non attraverso un previo riscontro in sede di contraddittorio procedimentale; in caso contrario si sconfinerebbe in un’illegittima declaratoria di responsabilità dello stesso soggetto (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 14 marzo 2019, n. 1684).

Ordinanza sindacale di rimozione dei rifiuti abbandonati: il caso esaminato dal T.A.R. Campania – Napoli

In un Comune campano che ha aderito al c.d. Patto per la Terra dei Fuochi è stata emanata un’ordinanza sindacale contingibile ed urgente – emessa ai sensi e per gli effetti dell’articolo 54 del testo unico degli enti locali – che ha imposto ad alcuni gestori pubblici di rimuovere e smaltire secondo la normativa vigente alcuni rifiuti, nonché a ripristinare lo stato dei luoghi precedente, nel tentativo di porre un freno e di eludere l’illecito abbandono e l’incendio degli stessi.

La ratio di tale provvedimento amministravo è consistita essenzialmente nell’espletamento di una finalità preventiva nella corretta cura e custodia ambientale delle aree del territorio comunale, al fine di scongiurare che le stesse avrebbero potuto essere destinate a diventare una discarica abusiva di rifiuti.

Ma fino a che punto l’attività della pubblica Amministrazione può spingersi a ledere i principi del contraddittorio previsti e disciplinati dalla legge n. 241 del 1990 e dal terzo comma dell’articolo 192 del codice dell’ambiente, come pure la garanzia della comunicazione dell’avvio del procedimento, di cui all’articolo 7 della legge amministrava fondamentale?

Si può omettere la comunicazione di avvio del procedimento in ossequio alla esigenza di accelerare l’iter che, altrimenti, sarebbe troppo rallentato, comportando una inaccettabile tardività della azione della p.A.?

Le regole del corretto contraddittorio procedimentale tra privati e p.A. va rispettato anche nei procedimenti di carattere ambientale

Atteso che l’articolo 7 della legge n. 241/90 si connota quale norma di carattere generale adottabile in qualunque procedimento amministrativo, il legislatore ha previsto una deroga con specifico riferimento a quelli specificatamente indicati nell’articolo 13 L. 241/90, relativamente alla attività della p.A. indirizzata alla emanazione di atti normativi, amministrativi generali, di pianificazione e di programmazione.

Secondo l’orientamento giurisprudenziale dominante, l’eventuale omissione della preventiva comunicazione di avvio del procedimento da parte del Comune è dunque possibile solo se esistono particolari e stringenti motivazioni di impedimento, derivanti da specifiche esigenze di rapidità del procedimento stesso, in ipotesi di bisogno, che va opportunamente esternato dalla Amministrazione.

Difatti, l’urgenza qualificata che autorizza la p.A. di venire meno al vincolo del contraddittorio procedimentale, riguardando uno specifico procedimento e trovando spiegazione in quei bisogni propri e particolari, “costringe” l’Amministrazione stessa a dare contezza nell’atto conclusivo del procedimento delle basi che hanno legittimato l’omissione, facendo prevalere il carattere indifferibile dell’adozione di quello stesso provvedimento che ha bypassato la comunicazione di avvio dell’iter procedimentale (cfr. in tal senso T.A.R. Lazio – Latina, Sez. I, n. 221 del 19 aprile 2018).

Nel caso esaminato, l’ordinanza del Sindaco non ha disposto nessun adeguato supporto motivazionale alla scelta di procedere in un settore – quale quello ambientale – che si presenta di certo estremamente delicato – senza il supporto della garanzia del contraddittorio volto all’accertamento degli eventuali profili di responsabilità, sconfinando anche oltre i ristretti confini e presupposti che permeano l’ordinanza contingibile ed urgente.

Avv. Iacopo Correa

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