Esami di abilitazione ai tempi della pandemia

Nuove modalità di svolgimento per categorie professionali

Concorso Esami

In questa situazione pandemica altra grande problematica che si sta riscontrando è quella legata alle nuove modalità di svolgimento degli esami di abilitazione. A tal proposito bisogna fare un’enorme distinzione fra le diverse categorie professionali dalle quali risulta al momento esclusa quella degli aspiranti avvocato che continuano a vivere in un limbo di incertezze da cui difficilmente si uscirà in breve tempo. È opportuno però procedere con ordine.

I medici

Per i medici l’innovazione relativa all’esame di stato è arrivata immediatamente con il decreto Cura Italia del 17 marzo 2020 che all’art. 102 ha stabilito regole nuove per l’abilitazione dei laureati in   medicina e chirurgia rendendo la laurea magistrale abilitante senza la necessità di sostenere l’esame di stato. 

Tutto ciò si è reso necessario per far fronte alla carenza di medici all’interno dei vari ospedali e per aiutare a colmare le varie lacune del sistema sanitario. Fermo restando che rimangono invariati gli enormi problemi per i giovani medici legati al concorso per entrare in specialità.

Altre professioni 

Per tutte le altre professioni esclusi gli aspiranti avvocato, il decreto Scuola in attuazione del “Cura Italia” ha previsto delle modalità di svolgimento telematico per la prima sessione degli esami di stato del 2020 per queste seguenti professioni: per agronomo, forestale, agrotecnico, architetto, assistente sociale, attuario, biologo, chimico, geologo ,geometra, ingegnere, perito agrario, perito industriale, psicologo, odontoiatra, farmacista, veterinario, tecnologo alimentare, dottore commercialista, esperto contabile e revisore legale.

Per tali professioni la prova scritta è sostituita da quella orale in via telematica. 

Naturalmente tutto ciò appare necessario in vista dell’impossibilità di creare assembramenti così da scongiurare il rischio del contagio. Probabilmente anche per la sessione invernale saranno prorogate queste modalità.

Molto più complessa appare la situazione degli aspiranti avvocato.

Praticanti Avvocato

Per ciò che concerne l’esame di abilitazione per la professione forense si vive in una situazione di grande incertezza. Va fatta una premessa obbligatoria.

Attualmente ancora non sono stati completati gli esami orali per coloro che hanno sostenuto gli scritti a dicembre del 2018, inoltre sono bloccate le correzioni degli elaborati sostenuti dai praticanti nel dicembre del 2019. Oltre a questa situazione di limbo in cui vivono coloro che hanno sostenuto gli esami negli anni precedenti si pone un ulteriore problema relativo alla difficoltà di sostenere l’abilitazione a dicembre del 2020. Anche se al momento la situazione emergenziale sembra essere sotto controllo permane il divieto di assembramenti che probabilmente durerà fino al giorno in cui non verrà trovato un vaccino o una cura per il Covid-19. 

Molte sono le associazioni dei giovani che si sono mobilitate e si stanno muovendo per ottenere delle garanzie e delle certezze, ma purtroppo al momento le decisioni sull’abilitazione forense sembrano non essere la priorità.

I vari partiti politici hanno fatto numerose proposte per ora rimaste tutte incompiute.

Prospettive per il futuro

Varie sono le proposte che sono state fatte alcune già bocciate in Parlamento.

Si era pensato all’abilitazione de plano per coloro che hanno sostenuto gli scritti nel 2019, ma questa ipotesi è stata bocciata. Si è inoltre valutata la possibilità di sostenere l’esame con modalità telematiche, ma per ora c’è il parere sfavorevole della maggior parte dei parlamentari. Si ritiene infatti che tale modalità non sia compatibile con l’accesso alla professione forense.

Allora la domanda sorge spontanea: esiste una differenza con le altre professioni? 

C’è chi già si appella all’art. 3 Cost. chiedendo un trattamento paritario tra tutti gli aspiranti professionisti senza introdurre irragionevoli differenze. 

Sicuramente questa potrebbe essere l’occasione giusta per modificare l’accesso all’avvocatura sempre più difficile e sempre più parificabile ad un concorso pubblico piuttosto che all’acquisizione di un titolo abilitante.

D’altronde poi la differenza nel mercato del lavoro viene da sé attraverso una sorta di selezione naturale.

Le resistenze sono molte e anche le preoccupazioni dei giuristi. 

Sarebbe davvero clamoroso veder rimandato al 2021 l’esame di stato e ancora di più lasciare coloro che hanno sostenuto le prove nel 2018 e nel 2019 in una situazione di stallo senza possibilità di iniziare a lavorare dopo un percorso formativo davvero lungo e privo di retribuzione.

Non si comprende come mai ci siano queste differenze di trattamento tra le altre professioni e gli aspiranti avvocato. Oltretutto l’abilitazione professionale non significa immediatezza dei guadagni. 

Dott.ssa Giulia Mancino

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