Decreto Ingiuntivo, disciplina, opposizione, perentorietà dei termini

Il recupero del credito in tempi ragionevoli

Procedimento abbreviato inaudita altera parte

Riscuotere un credito si sa, non è sempre semplice e i tempi per il suo ottenimento possono essere lunghi, soprattutto nel processo ordinario. Allo scopo di tutelare il creditore e ridurre quanto più possibile questi tempi, è stato introdotto l’istituto del Decreto Ingiuntivo.

Si tratta di un provvedimento del giudice, con il quale questi ingiunge il debitore di pagare una somma o di consegnare una determinata quantità di cose fungibili, cioè tali da poter essere sostituite con altre appartenenti allo stesso genere, o una determinata cosa mobile.

Dall’altra parte, quella del debitore, vedersi recapitare la notifica di un decreto ingiuntivo può provocare sconforto e disorientamento. Può pertanto ritornare utile avere delle nozioni sull’argomento e non farsi trovare impreparati. Per il creditore, sulla sussistenza dei requisiti per il riconoscimento del titolo e la modalità di azione, per il debitore, su come difendersi e sugli strumenti che la  legge gli mette a disposizione.

Presupposto dell’istituto è dunque il recupero di un credito, accertato e riconosciuto, nel più breve tempo possibile Ciò è perseguibile attraverso un procedimento abbreviato senza contraddittorio (a cognizione sommaria ed inaudita altera parte), dal quale poi si dà avvio al processo di esecuzione forzata. Non significa però che il soggetto nei confronti del quale è emesso non abbia la possibilità di esporre le proprie ragioni: il contraddittorio è rimesso proprio all’iniziativa di quest’ultimo ed è, pertanto, eventuale e differito.

Col Decreto Ingiuntivo si dà al creditore (impresa, lavoratore, società, etc.) titolo per dare avvio al processo di esecuzione forzata nel recuperare il credito in tempi più ristretti rispetto a quelli del giudizio ordinario. L’esecuzione forzata si esprime nella restituzione del debitore a favore del creditore una somma o di una determinata cosa.

Si capisce l’importanza dell’istituto soprattutto per certe tipologie di crediti, come ad esempio quelli da lavoro in cui vi è il carattere dell’urgenza.

Il recupero può anche riguardare ad esempio il pagamento di una prestazione non saldata o la rata del mutuo che dobbiamo ad una finanziaria in seguito alla messa in mora.

Disciplina e modello di riferimento

Questo istituto, le cui origini si fanno risalire al diritto romano, trova la sua disciplina negli artt.633 e seguenti del codice di procedura civile, Libro IV (dei procedimenti speciali), Titolo I, Capo I.

Il titolo esecutivo per il recupero del credito che deriva dal decreto ingiuntivo, si perfeziona attraverso un procedimento speciale a cognizione sommaria (più celere di quello ordinario), cosiddetto monitorio. In Europa, nell’ambito dei maggiori ordinamenti processuali, il procedimento monitorio può essere puro o documentale.

Nel primo, il perfezionarsi del decreto ingiuntivo non è subordinato alla prova documentale (il documento che accerta il credito). I fatti non sono provati e si basano sulle affermazioni di chi lo propone. Viene emanato inaudita altera parte (non sentita l’altra parte cioè senza contraddittorio).

Nel secondo invece, è necessaria la prova documentale da parte del creditore. Anche questo è emanato inaudita altera parte.

Concetto importante a questo punto è quello della provvisoria esecutività che costituisce titolo per l’esecuzione forzata nonché per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale sui beni costituenti il patrimonio del debitore.

Non è raro che, allo scopo di prendere quanto più tempo possibile, i debitori impugnino il provvedimento. In questo caso, il creditore vede sfuggirsi la possibilità di recuperare il credito in tempi ragionevoli in quanto tutto si rimette ai tempi della Giustizia ordinaria.

La provvisoria esecutività (art.642 c.p.c.) supera questa difficoltà e rende il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo dando titolo al creditore di agire dal momento in cui il giudice pronuncia la condanna. L’esecuzione provvisoria dovrà essere autorizzata

«se il credito è fondato su cambiale, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa, su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato.»

Il secondo comma dello stesso articolo contempla inoltre l’esecuzione provvisoria da parte del Giudice, che potrà essere autorizzata facoltativamente

«se vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo, ovvero se il ricorrente produce documentazione sottoscritta dal debitore, comprovante il diritto fatto valere.»

Nel procedimento monitorio documentale, la provvisoria esecutività è possibile in entrambe le fasi. Nella prima si perfeziona l’emanazione del provvedimento, nella seconda, il giudizio di opposizione. Ciò vuol dire che non decade nemmeno nel momento in cui si propone l’opposizione.

Nel procedimento monitorio puro, senza prova documentale, invece la provvisoria esecutività non è possibile in alcuna delle due fasi.

Possiamo affermare che il modello vigente nel nostro ordinamento è quello monitorio documentale anche se parte della dottrina ravvisa tratti comuni dell’uno e dell’altro.

Requisiti di ammissibilità e prova scritta

Requisiti e relative condizioni di ammissibilità al decreto ingiuntivo, sono elencati nell’art.633 c.p.c. Si identificano subito due elementi sostanziali nello svolgimento del procedimento sommario:

  1. L’esistenza di un credito
  2. La prova scritta del credito

Questi pongono dei limiti al ventaglio di opzioni per le quali è possibile presentare domanda di ingiunzione.

Il diritto del creditore può essere anche azionato quando questo dipenda da controprestazioni o condizioni. In questo caso è da dimostrare l’effettivo svolgimento della controprestazione o l’avveramento della condizione.

Circa la natura del credito, questo riguarda somme di denaro e deve essere certo, liquido ed esigibile. Certo in quanto su di questo non esistono controversie, liquido perché determinato o determinabile, esigibile, in quanto il termine per la sua soddisfazione è stato superato.

La domanda può avere per oggetto sia la richiesta del pagamento di somme di denaro o cose fungibili, sia le prestazioni di dare come ad esempio la consegna di una cosa mobile determinata. Restano escluse le prestazioni di fare e non fare, i crediti incerti, il rilascio di un bene immobile per i quali esistono altre procedure, nonché le condanne per le quali si rinvia al procedimento ordinario.

A legittimare il Decreto Ingiuntivo, di cui tra le altre cose ne costituisce requisito fondamentale, è la prova scritta del credito. A questo scopo, è sufficiente qualsiasi documento autentico, secondo prudente convinzione del Giudice, che ne dia certezza e dimostri l’esistenza. Tale prova può essere fornita non solo dal debitore ma anche da un qualsivoglia soggetto e non deve avere il carattere della assoluta probatorietà. Tuttavia il creditore, nel corso del giudizio di opposizione, può integrare la documentazione presentata durante la fase monitoria con effetto retroattivo.

Per quanto riguarda la fattura come prova scritta, è da sottolineare che questa è da considerarsi mero indizio a favore di chi l’ha emessa e non è garanzia ad esempio, del perfezionarsi di una compravendita. Non costituisce quindi prova documentale. In sede di opposizione altresì è da considerarsi tale l’estratto notarile delle scritture contabili.

L’emissione e la notificazione

Il giudice, oltre ad ordinare il pagamento o la consegna, assegna un termine di quaranta giorni, entro il quale colui nei cui confronti è stato emesso il provvedimento o dovrà ottemperare all’ordine, pagando la somma o consegnando la cosa o le cose, oppure potrà proporre opposizione, qualora ritenga ingiusta la condanna. In mancanza si procederà all’esecuzione forzata nei suoi confronti. Il termine di quaranta giorni per l’adempimento o l’opposizione inizia a decorrere dalla notifica del ricorso e del decreto ed ha carattere perentorio, ciò significa che, decorso inutilmente detto termine, la facoltà di proporre opposizione sarà definitivamente preclusa al debitore. La notifica, che rappresenta la volontà del creditore di esercitare il proprio diritto, deve avvenire entro sessanta giorni dalla data di emissione. Superato questo termine, il procedimento è inefficace.

L’inefficacia di un procedimento d’ingiunzione notificato oltre detto termine dovrà essere eccepita dall’intimato con l’atto di opposizione. Essendo il termine disposto a tutela dell’intimato medesimo, infatti, la tardività non è rilevabile d’ufficio dal giudice né può essere rilevata successivamente, poiché la mancata denuncia della stessa con l’opposizione comporta la sanatoria del relativo vizio.

In caso di invio postale, il documento si intende notificato in subordine alla restituzione della ricevuta di ritorno. Contrariamente la notificazione è da considerarsi mai avvenuta.

L’opposizione

Il mezzo mediante il quale l’ingiunto può impugnare il decreto ingiuntivo è l’opposizione che si propone con atto di citazione, davanti allo stesso giudice che lo ha emesso. Con l’opposizione si instaura un ordinario giudizio di cognizione, nel quale l’opposto riveste la posizione di attore sostanziale e dovrà, quindi, dare la prova del fondamento della sua pretesa, mentre l’opponente assume la veste di convenuto sostanziale e potrà eventualmente provare fatti estintivi o modificativi del diritto vantato dall’opposto nel ricorso. L’opponente, inoltre, in quanto convenuto in senso sostanziale, potrà proporre domande riconvenzionali.

Anche durante la pendenza del giudizio di opposizione, il giudice può concedere la provvisoria esecuzione del decreto, qualora non sia già stata concessa a sensi dell’art. 642 c.p.c. di cui sopra. In particolare, in questa fase, il procedimento d’ingiunzione può essere reso provvisoriamente esecutivo, se l’opposizione non è fondata su prova scritta o non è di pronta soluzione o se la parte che la chiede offre una cauzione. Di contro, il giudice, su istanza dell’opponente, se ricorrono gravi motivi, può sospendere l’esecuzione provvisoria dell’atto, concessa ai sensi dell’art. 642 c.p.c..

Infine, si sottolinea che il procedimento d’ingiunzione non opposto nel termine stabilito acquista l’autorità di giudicato sostanziale.

Conclusioni

Nella speranza di aver fornito a chi riceve la notifica di un procedimento di ingiunzione alcune utili nozioni per meglio comprendere la natura dell’atto ricevuto, senza pretese di esaustività, si rammenta, in conclusione, l’importanza in questi casi di agire con rapidità, in ragione della perentorietà dei termini descritti e di rivolgersi tempestivamente ad un legale al fine consentire di approntare un’adeguata difesa.

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