Class Action, azione legale a tutela dei diritti dei consumatori

Quando l’unione fa la forza

La Class Action o Azione Collettiva è un procedimento stabilito dall’articolo 140-bis del Codice del Consumo, che permette di affrontare mediante un’unica azione legale, una richiesta presentata da più soggetti che hanno subito lo stesso tipo di illecito penale da parte della medesima impresa.

Class-Action

Attraverso una class action infatti, un’intera classe di consumatori ha la possibilità di agire collettivamente per vie legali allo scopo di difendere i propri diritti individuali.

Questa classe di persone può anche essere rappresentata da un comitato civile o da un’associazione senza scopo di lucro, a patto però che queste siano regolarmente iscritte nell’elenco pubblico istituito dal Ministero della Giustizia, e che prevedano nel loro statuto la difesa dei diritti dei consumatori.

L’obiettivo principale è quello di dividere tra le parti lese il peso economico di un’azione legale, e risultare inoltre più forti e preparati sul piano processuale.

I diritti tutelati dalla class action

L’articolo 140-bis del Codice di Consumo prevede tre tipologie di diritti che possono essere tutelati attraverso la class action.

  • diritti contrattuali, che sono sostanzialmente quei diritti che appartengono a una pluralità di consumatori che si trovano in una situazione identica nei confronti della stessa azienda citata in causa.
  • diritti omogenei, che spettano agli utenti finali di un determinato prodotto nei confronti del produttore, anche laddove non vi sia tra le due parti una relazione contrattuale diretta.
  • diritti omogenei al ristoro del pregiudizio, che riguardano quei diritti che vengono lesi dal produttore attraverso l’utilizzo e l’abuso di pratiche anti-concorrenziali e di strategie commerciali scorrette.

Come si avvia una class action

La class action può essere intrapresa in maniera autonoma da singole persone che ne presentano richiesta, oppure conferendo un mandato ad un’associazione senza scopo di lucro di cui può fare parte anche il consumatore stesso.

Una volta avviata, i consumatori interessati possono unirsi all’azione legale in due diversi momenti. Nella fase successiva all’ordinanza che accoglie la domanda presentata oppure nella fase successiva alla sentenza, con il tribunale che in questo caso deve fornire un termine, che non sia inferiore ai 60 giorni e superiore ai 150, entro cui gli utenti possono aderire all’azione legale.

Per iniziare una class action, bisogna in primo luogo presentare un atto di adesione alla Cancelleria del Giudice competente. In generale, la competenza giuridica spetta al tribunale ordinario del capoluogo della Regione in cui ha sede l’impresa che viene citata in giudizio.

In questo atto di adesione devono essere contenute le motivazioni che hanno portato il proponente ad intraprendere questo tipo di azione legale, insieme alla documentazione necessaria a sostegno di questa tesi. L’atto di adesione può essere inoltrato anche tramite fax o posta elettronica. Inoltre, non è obbligatorio che la sua presentazione debba avvenire servendosi dell’assistenza di un difensore legale.

Nel momento in cui l’atto di adesione viene presentato, chi aderisce alla class action perde sia il diritto di intraprendere azioni individuali nei confronti dell’impresa citata in giudizio, sia il diritto a partecipare ad altre azioni legali dello stesso tipo.

Attraverso questa domanda giudiziale, il proponente richiede al giudice di verificare le responsabilità dell’azienda o del produttore citato in giudizio al fine di ottenere una condanna che porti al risarcimento del danno subito.

Ammissibilità della domanda

Presentato l’atto di adesione, spetta poi al giudice, durante la prima udienza, stabilire se la domanda presentata sia ammissibile o meno.

La domanda può essere considerata inammissibile nei casi in cui il giudice la ritenga palesemente infondata, se ravvisa un conflitto di interesse tra le parti, o anche nel caso in cui il proponente non venga ritenuto in grado di curare adeguatamente gli interessi della classe di consumatori che rappresenta.

Se l’atto di adesione viene giudicato inammissibile, l’ordinanza viene resa pubblica e colui che ha proposto per primo la class action (il proponente) viene condannato al risarcimento delle spese legali.

Se la domanda invece viene giudicata ammissibile, il giudice deve precisare i diritti individuali che possono essere stati lesi, e deve successivamente fissare una data entro cui le adesioni a questa azione legale possono essere presentate.

La cancelleria a quel punto, è inoltre tenuta a trasmettere al Ministero dello Sviluppo Economico una copia dell’ordinanza, che deve inoltre essere pubblicata sul sito internet istituzionale. La procedura da seguire risulta inoltre semplificata rispetto alle azioni legali ordinarie,in quanto la legge prevede in proposito che sia doveroso assicurare ai consumatori che aderiscono alla class action una veloce ed equa risoluzione del processo.

Cosa succede quando si arriva ad una sentenza

Al termine del processo, la domanda presentata può essere accolta o respinta. 

Nel caso in cui venga accolta, il giudice emana una sentenza in cui vengono liquidate le somme dovute ai consumatori come risarcimento, o in alternativa si preoccupa di fissare i criteri per la liquidazione dell’importo dovuto. In questo secondo caso però, deve obbligatoriamente fissare un termine entro cui le parti devono raggiungere un accordo, che non può superare i 90 giorni.

Inoltre, se l’azione legale è stata intrapresa nei confronti di chi gestisce un pubblico servizio, il tribunale dovrà tenere conto di quanto viene previsto dalla Carta dei Servizi.

L’esecutività della sentenza arriva dopo 180 giorni dalla sua pubblicazione.

Se l’impresa ottempera il risarcimento entro i 180 giorni previsti, non dovrà pagare interessi sulla somma da corrispondere. Se invece l’azienda che ha perso la causa decide di non pagare i risarcimenti dovuti, si potrà intraprendere nei confronti di essa un’esecuzione forzata, in cui la somma da corrispondere ai consumatori verrà ricavata dalla liquidazione dei beni detenuti dall’impresa.

Dott. Carmelo Giuffrè

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