Autoimprenditorialità e autoimpiego

Un concreto aiuto a chi vuole intraprendere un progetto di Impresa valido e originale

D.lgs. n. 185 del 2000

In un periodo di incertezza economica come quello che il Paese sta attraversando negli ultimi anni, dare vita ad un progetto imprenditoriale potrebbe rivelarsi davvero un’impresa impossibile. Le iniziative di autoimprenditorialità poi sembrano essere quasi un’utopia: necessitano, infatti, di un cospicuo capitale iniziale, di soci disposti ad affrontare rischi ingenti e di una dose di inesauribile pazienza e capacità per sopravvivere nella giungla degli iter burocratici.

Ecco che un potenziale progetto d’impresa valido è destinato a morire prima ancora di nascere, perché non sostenuto dalle istituzioni; gli imprenditori, infatti, lamentano quasi sempre di sentirsi abbandonati a loro stessi e di non essere validamente aiutati dallo Stato nel loro intento di dare un contributo all’economia del Paese.

Il 21 aprile del 2000 è stato varato un Decreto Legislativo a favore di questa categoria di potenziali imprenditori che intende dare vita a nuove società oppure ampliare una società già esistente ma rispondente a precisi requisiti tecnici.
Tale Decreto Legislativo è il n. 185 del 2000 e contiene incentivi all’autoimprenditorialità ed all’autoimpiego e si sviluppa in attuazione dell’art. 45 co. 1 della L. n. 144 del 17 maggio 1999 con cui il Governo si obbligava ad emanare uno o più decreti a favore dell’autoimpiego con lo scopo di migliorare l’inserimento lavorativo dei soggetti che ne sono privi o che ne sono stati privati.

I termini “autoimpiego” ed “autoimprenditorialità” si spiegano da soli: in un momento economico in cui è difficilissimo trovare un lavoro alle dipendenze di qualcun altro, è d’obbligo promuovere ed incentivare progetti validi con cui dei soggetti capaci “si inventano” il lavoro e creano posti di lavoro autonomo per sé e per altri.
L’articolo 45 co. 1 della Legge 144/99 aveva stabilito la necessità di rivolgere un’attenzione particolare ai giovani, alle donne ed ai disoccupati di lungo periodo e, geograficamente, all’area del Mezzogiorno, una delle più svantaggiate sotto il profilo economico (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna e in via transitoria, Molise).

Tali aree sono state dichiarate svantaggiate e bisognose di mirate politiche economiche di sostegno dagli Obiettivi 1 e 2 della Regolamentazione dei Fondi Strutturali Comunitari.
A distanza di un anno da tali valutazioni, il Decreto Legislativo n. 185 del 2000 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 156 del 6/7/2000 con l’intenzione di riorganizzare il sistema degli incentivi all’occupazione.

I benefici previsti dal d.lgs. 185/2000

Uno dei punti fondamentali di tale decreto legislativo è di certo la questione dell’accesso al credito da parte degli imprenditori o potenziali imprenditori. Come già detto, non basta che un’idea imprenditoriale sia valida ed innovativa, né che sia interessante, è necessario un capitale iniziale da poter investire e delle garanzie.
Il d.lgs. 185 agevola l’accesso al credito per mezzo dell’erogazione di benefici sotto le seguenti forme:

  • Mutui a tasso agevolato;
  • Contributi a fondo perduto in conto capitale;
  • Contributi a fondo perduto in conto gestione;
  • Assistenza durante l’avvio dell’attività;
  • Attività di formazione e qualificazione idonea al tipo di attività che si intende avviare.

L’ente che ha il compito di stipulare i finanziamenti con i beneficiari di tali agevolazioni è la società Invitalia, già Sviluppo Italia S.p.a., che seleziona le domande pervenute contenenti il piano d’impresa e, se ritenuto valido, provvede a fissare un colloquio con il soggetto promotore dell’iniziativa imprenditoriale, con lo scopo di verificare la presenza dei requisiti, delle conoscenze e delle competenze necessarie per avviare l’impresa. Se tutto viene ritenuto in regola con i principi di Invitalia, la società provvede ad erogare il finanziamento, continuando ad assistere l’imprenditore e l’avvio dell’impresa (tutoraggio).
La società finanziatrice monitora, anche per mezzo dell’ausilio della Guardia di Finanza, l’intero ciclo del finanziamento concesso, al fine di evitare comportamenti scorretti da parte del soggetto beneficiario.

I soggetti esclusi e interessati

I soggetti che possono beneficiare di tali prestazioni sono:

  • Residenti nel territorio nazionale, nonché nelle aree svantaggiate del Paese, o comunque residenti da almeno sei mesi prima della presentazione della domanda;
  • Soggetti che risultano disoccupati o inoccupati al momento della presentazione della domanda;
  • Società composte esclusivamente da soggetti di età compresa tra i 18 e i 35 anni o in prevalenza da soggetti di età compresa tra i 18 e i 29 anni;
  • Società operanti e aventi sede legale ed amministrativa sul territorio nazionale (che abbiano avviato l’attività da almeno tre anni e da almeno due su un’area svantaggiata);
  • Società che offrono beni e servizi ma anche società operanti nel settore primario dell’economia (es. agricoltura);
  • Le Cooperative Sociali.

Sono invece esclusi dai benefici del decreto legislativo 185 le ditte individuali e le società aventi un unico socio ed i progetti che necessitano un investimento iniziale superiore a 5 miliardi di lire, Iva esclusa, equivalenti a circa 2 milioni e mezzo di euro (il d.lgs. 185 è antecedente all’entrata dell’Italia nell’Euro). Inoltre Invitalia esclude dai finanziamenti i progetti presentati dalle società che non prevedono l’ampliamento della base imprenditoriale né di quella lavorativa (cioè dell’assunzione di nuove unità lavorative), ciò in quanto il d.lgs. 185 intende favorire la crescita occupazionale e l’aumento di posti di lavoro.

Altro requisito fondamentale è l’esclusività e la novità del progetto imprenditoriale: un imprenditore che intende dare avvio ad un progetto che non possiede alcun requisito di originalità sarà sicuramente escluso dai benefici previsti da tale decreto.

I settori più fortemente agevolati dalle disposizione di tale decreto sono sicuramente i settori dell’agricoltura, dell’artigianato, del turismo, di fruizione di beni culturali, di tutela ambientale, di innovazioni tecnologiche e di trasformazioni di prodotti agroindustriali: tutti settori ritenuti la base di partenza per il rilancio dell’economia nazionale.
Il limite massimo di investimento si attesta sui 2.582.000,00 euro, per i settori che si occupano della produzione di beni e servizi e di 516.000,00 euro per le società che si limitano a fornire servizi e non si occupano di produzione.
Il decreto legge 185/2000 favorisce anche la nascita di iniziative di autoimpiego, progetti di microimpresa e ditte in franchising.

Requisiti di ammissibilità

Sono ammessi a tali benefici coloro che risultano disoccupati o inoccupati da almeno sei mesi prima della presentazione della richiesta di ammissione e che presentano un progetto di lavoro autonomo nei settori della produzione di beni, della fornitura di servizi e del commercio che non preveda l’investimento di una somma superiore ad €. 25.000,00.
Non sono ammessi dipendenti (anche part time ed a tempo determinato), titolari di partita IVA, liberi professionisti, titolari di contratti di collaborazione ed artigiani.

I progetti di microimpresa devono, invece, prevedere un investimento massimo di €. 125.000,00 circa che producano beni o forniscano servizi in settori diversi dall’agricoltura.

Infine, sono altresì ammesse a godere dei benefici del decreto 185/2000 le ditte, anche individuali e le società, anche aventi un unico socio, che diano avvio ad un progetto imprenditoriale di autoimpiego sotto forma di franchising.

Conclusioni

Il decreto legislativo 185 del 2000 si configura come una preziosa risorsa per il rilancio dell’economia del nostro Paese. Non è giusto che un’idea imprenditoriale valida venga cestinata per la mancanza dei fondi necessari: le leggi a favore di coraggiosi imprenditori esistono ed aspettano solo di essere sfruttate. In allegato: D.lgs. n. 385/2000

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